lunedì 26 gennaio 2015

Recensione: Joyland, di Stephen King

Buon inizio settimana booklovers!
Ieri ho finito di leggere Joyland, una delle ultime fatiche del Re, e non vedevo l'ora di parlarvene. Mi è piaciuto molto, non a caso l'ho divorato in due giorni.
Lo consiglio a tutti, soprattutto a chi vuole approcciarsi all'autore ma non ama il genere horror. Qui, di paura, ne troverete pochissima.

Pag. 351 - 13,00 € 
Sperling & Kupfer (collana Numeri Primi)
Trama: Estate 1973, Heavens Bay, Carolina del Nord. Devin Jones è uno studente universitario squattrinato e con il cuore a pezzi, perché la sua ragazza lo ha tradito. Per dimenticare lei e guadagnare qualche dollaro, decide di accettare il lavoro in un luna park. Arrivato nel parco divertimenti, viene accolto da un colorito quanto bizzarro gruppo di personaggi: dalla stramba vedova Emmalina Shoplaw, che gli affitta una stanza, ai due coetanei Tom ed Erin, studenti in bolletta come lui e ben presto inseparabili amici; dall'ultranovantenne proprietario del parco al burbero responsabile del Castello del Brivido. Ma Dev scopre anche che il luogo nasconde un terribile segreto: nel Castello, infatti, è rimasto il fantasma di una ragazza uccisa macabramente quattro anni prima. E così, mentre si guadagna il magro stipendio intrattenendo i bambini con il suo costume da mascotte, Devin dovrà anche combattere il male che minaccia Heavens Bay. E difendere la donna della quale nel frattempo si è innamorato.

GIUDIZIO:
 


RECENSIONE:

"La gente pensa che il primo amore sia tanto dolce, e lo diventi ancora di più quando il legame si spezza. Conoscerete almeno un migliaio di canzoni pop e country sull’argomento, con qualche povero scemo dal cuore infranto. Ma quella prima ferita è la più dolorosa, la più lenta a guarire e lascia una cicatrice orribile. Che ci sarà di dolce…"
 
Quando prendo in mano un libro di King, ho sempre la certezza che questo libro saprà catturarmi e coinvolgermi, a prescindere dalla storia. King è un vero maestro, ogni cosa che scrive per me è ammaliante. Così, ho iniziato Joyland piena di aspettative - nonostante a molti Fedeli Lettori il libro in questione non sia piaciuto - e sono felice di poter affermare che non sono state affatto deluse!
Il protagonista del romanzo è Devin Jones, ventunenne col cuore spezzato che, senza obiettivi ne buoni propositi, si ritroverà a vivere l'estate che segnerà per lui il passaggio da giovinezza a età adulta. Con la prospettiva di lavorare per guadagnare qualche soldo, finisce a vendere divertimento al luna park Joyland. Jonesy qui troverà degli amici e una grande famiglia creata da lavoratori stagionali, imparerà che il duro lavoro spesso regala enormi soddisfazioni e andrà incontro ad un pizzico di mistero. A Joyland l'unica giostra interamente al buio è il Castello degli Orrori, nel quale si vocifera abiti il fantasma di Linda Gray, uccisa e abbandandonata nella giostra anni prima dal suo misterioso accompagnatore. Il caso di Linda non è mai stato risolto e Jonesy è talmente icriosito dall'intera faccenda che decide di provare a svolgere una piccola indagine privata. L'intera vicenda ci viene narrata con un tono nostalgico e malinconico da un Devin Jones sessantenne.

Che il Re riesca a creare dei personaggi speciali si sa, ma a me Jonesy è davvero entrato nel cuore. Non è il solito personaggio kinghiano dominato da ombre e demoni, Jonesy è dotato della leggerezza e della spontaneità tipiche dei ventenni, è aperto alle nuove esperienze, è ingenuo e curioso. Amarlo è facile, tanto quanto ritrovare un po' di se stessi in lui.
A volte l'autore si sofferma a descrivere il luna park in modo minuzioso e attento: ci viene insegnata "la parlata", lo slang utilizzato all'epoca nei parchi di divertimento, e ogni mansione è accuratamente descritta. Sfogliando le pagine del romanzo mi sembrava quasi di camminare lungo la strada principale di Joyland, osservando i dipendendenti vendere divertimento e respirando aria al caramello e zucchero filato. Stephen King riesce a narrare una storia come solo pochi altri sanno fare. King non si limita a mostrarti una storia: te la fa vivere. Ti cattura, ti prende per mano e ti guida all'interno della vicenda, pagina dopo pagina. Una volta terminato il romanzo ti resta in bocca un retrogusto amaro: sei soddisfatto, ma senti già la mancanza dei personaggi. Sì, perchè Joyland è prima di tutto un romanzo sulle persone. Non l'ho trovato simile a nessun'altra opera del Re e mi è piaciuto da impazzire. L'ho terminato ore fa e ci penso ancora. Penso a Jonesy e ai suoi amici, penso all'ingenua Linda e al suo assassino. Penso soprattutto a Joyland: l'unico luna park che vorrei visitare. 

«Mike», proseguì Fred, «hai idea di che cosa vendiamo qui?»
Il ragazzino restò perplesso. «Biglietti per le giostre e i giochi?»
«Noi vendiamo divertimento. Ne vuoi un po’?»

3 commenti:

  1. Mi segno il titolo, questo mese ho letto il mio primo libro di quest'autore, Ossessione, e mi è piaciuto tanto tanto

    RispondiElimina
  2. io adoro questo scrittore!!!ho letto parecchi libri,ma ho deciso di inizare dalle sue prime opere e proseguire in successione. Sarà un impresa, chissà se basterà una vita haha

    RispondiElimina
  3. Cara consorella, io con King sono rimasta ai primi '90 perché i titoli successivi mi hanno perlopiù delusa.Che la Dea ti benedica, Anonima Strega

    RispondiElimina